Quello che più apprezzo di Maurits Cornelis Escher, uno dei miei artisti preferiti,  è che con la sua arte è riuscito a toccare gli animi di soggetti diametralmente opposti tra loro. Poco importa se sei uno scienziato o un artista – certamente non per lo stesso motivo, ma è molto probabile che le illusioni e i paradossi di Escher susciteranno qualcosa in te. Dove uno vede chiaramente un pesce magari l’altro vedrà un uccello, dove uno vede una scala in discesa l’altro la vedrà in salita. Forse più probabilmente a tutti capiterà di vederci di tutto, e solo in base all’estro del momento alcuni elementi domineranno su altri.

Geometria o caos? Realtà o illusione? Dipende tutto da come guardi le cose, un po’ come abbiamo fatto per gioco di fronte alla classifica di The Traka 360 l’anno scorso. Difficilmente è sfuggito a qualcuno che Mattia ha vinto la gara, mentre non tutti sanno che Asja ed io siamo arrivati rispettivamente al penultimo e ultimo posto. O appunto, primo e seconda se si legge la classifica al contrario! E’ una provocazione e lungi da me andare contro la solennità di una classifica; non sono sicuramente tra quelli che “l’importante non è vincere, è partecipare”. Ma lasciate che vi dica che non si tratta di una magra consolazione. Qui si sta parlando d’altro…

In un posto come Girona, in ottima compagnia, con pochi km di preparazione nelle gambe ma tanta voglia di passare delle ore in sella alla mia bici durante le quali non devo rendere conto a nessuno – qualcuno mi spieghi perché dovrei affrettarmi! Il primo gelato dopo un paio d’ore dalla partenza è il pretesto per fermarsi ad assaporare l’aria spagnoleggiante di un bar di paese, seduti di fronte ad uno spettacolare fiume di ciclisti. Più tardi, una fetta di torta sarà la scusa perfetta per dire di aver vissuto anche la spiaggia sul litorale di Roses. Dormire qualche ora durante le ore di buio è la mossa che ci permette di godere della bellezza di tutti i 360 km di traccia.

Dopo un anno sono questi i momenti che ricordo più vividi. Questi insieme alle volate per raggiungere i cancelli orari che ci hanno permesso di restare in gara contro ogni pronostico mettendo a segno un grandissimo risultato di squadra: Enough Cycling è al primo e all’ultimo posto. Un grande risultato perché se credete che arrivare ultimi sia cosa semplice vi sbagliate di grosso. La fatica di portare a casa 360 km con poco allenamento era prevedibile, meno evidenti invece tutti i calcoli e le strategie per passare i checkpoint prima del tempo limite. 

Questi risultati diametralmente opposti mi fanno sorridere, pensando che Mattia ed io su quel foglio non possiamo essere più distanti di così, ma che allo stesso tempo abbiamo vissuto la trasferta insieme dal primo secondo a Girona fino alla festa finale e all’hangover di lunedì mattina. Così come sono certo che le gambe stanche sotto l’arco d’arrivo ce le avevamo tutti, insieme ad un gran sorriso soddisfatto. Vero che la pioggia di Champagne se l’è beccata solo uno. Ma è altrettanto vero che la pioggia di prosecco e birra che mi è stata riservata non era da meno.

Nelle battaglie ideologiche tra gare e non gare gravel, tra l’andare troppo forte e l’essere non sufficientemente pronti a qualcosa, dal weekend di The Traka 2023 siamo usciti sollevati. Abbiamo provato sulla nostra pelle che c’è spazio per tutti e che gli infiniti approcci alla bicicletta, per qualche strana ragione, si incastrano alla perfezione, senza lasciare nessun vuoto ma anche senza togliersi spazio l’uno con l’altro. Proprio come in un quadro del buon vecchio Escher. E ognuno ci veda dentro quello che vuole e anche il contrario.